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Recensione Roberto Masiero

Roberto Masiero

Mistero animato

Ed. Mobydick (Faenza) pp 328
Scheda di approfondimento


La trama:
Per circostanze casuali i diversi destini di un gruppo di amici si incrociano (una esperienza di premorte ed un suicidio strano, una crisi nervosa, la nausea della quotidianità).
I principali protagonisti che reggono il romanzo sono molto caratterizzati: Geremia è un pezzo di ragazzone maturo, particolarmente sensibile, autodidatta, colto quanto basta per esibire sagge citazioni ed essere assolutamente sprovveduto, al limite della tenerezza. Nocativo (questo è il soprannome) è il suo amico, con un aplomb da uomo “vissuto”, dissacrante: indole in fondo egualmente vulnerabile, sotto una crosta apparente. Nocativo è la voce narrante.
Geremia si innamora di una prostituta, conosciuta e perduta in un solo giorno. Questa ragazza, Janette, pressoché evanescente, rappresenta simbolicamente quell’amore grandioso di cui ognuno può essere vittima spontanea: illogico e sfuggente, istintivo e platonico. Geremia non si rassegna mai: la ricerca della donna è il pretesto ed il filo rosso che condurrà i due amici verso una serie di avventure e di incontri sorprendenti. Per citarne alcuni: un sogno che riporta in vita la storia del fantasma medioevale di Bianca da Camino, il contrasto con la mentalità provinciale dell'entroterra veneto, la realtà deviante del quartiere di via Anelli a Padova, un buffo prete imprenditore, il mito del celtismo casereccio. Il testo favorisce notevoli riflessioni.
Le circostanze condurranno i due amici a condividere le sorti di altri comprimari del romanzo: una piccola schiera di ambientalisti, piccoli eroi sbagliati, li coinvolgerà in una missione prevedibilmente perdente. Parteciperanno all’ingenua truffa per salvare un appezzamento di campagna (anzi un palù, terra senza valore economico) dal passaggio di una devastante autostrada. Il palù, irrilevante, secondo i criteri di valutazione usuale, assume l’emblema della lotta, politicamente scorretta, per rovesciare il criterio preconcetto che stabilisce ciò che è utile. La vicenda del palù è reale, pur nella trasfigurazione romanzesca (lo spunto è tratto dalla vicenda del palù di S. Fior (Tv), su cui incombe l'autostrada di prossima realizzazione. Questo luogo è già stato oggetto di un bel saggio di N. Breda dal titolo Palù - Inquieti paesaggi tra natura e cultura -Cierre edizioni) e se ne sono occupati, inutilmente, anche il poeta Zanzotto e l’attore Marco Paolini.
Il romanzo non esaurisce il suo proposito narrativo nella storia: è ambientato nel Veneto, nei primissimi anni del nuovo millennio, ma ha forti connotati di protesta vibrata alla mancanza di un progetto per l'Uomo. È intriso di bisogno d’amore, leale, celato sotto ad una maschera di buffo cinismo.
La trama metaforica rappresenta un percorso di autocoscienza che muove in senso centrifugo dal Veneto (regione ricca...ma di che?). Sfiora, non troppo smaccatamente, alcune note attualità e lascia intravedere uno scenario sul nostro schizofrenico modo di vivere. Accenna al valore dei simboli ed alla mistificazione strumentale che si fa continuamente dei simboli stessi: si piega la storia. Si tira fuori dal cassetto, nel florilegio delle possibilità, ciò che di volta in volta conta furbescamente per dimostrare il tal punto di vista. Il mio romanzo tocca inevitabilmente alcuni nervi scoperti della nostra società contemporanea, pur puntando a restare essenzialmente un testo di narrativa, credo carico di suggestioni e di contaminazioni anche liriche, di garbata ironia.
È intessuto di racconti nel racconto, secondo quella che riconosco essere la mia cifra narrativa e parla della Natura, del nostro futuro. Diversi riferimenti rimandano al fiume Sile, un capitolo è ambientato nell’oasi del mulino Cervara a S. Cristina di Quinto. Il finale si scioglie quasi in un epilogo da fotoromanzo: un po’ d’amore ci basta, se non per dare un senso, almeno a placare l’insensatezza del vivere in questa società fragile.
L’ambientazione: il romanzo gira come un periscopio principalmente nell’entroterra del Veneto Orientale. Tra i molti riferimenti riconoscibili: la città di Treviso e il parco sul fiume Sile, Mogliano Veneto e i suoi dintorni, l’oasi del Mulino Cervara, le colline intorno a Susegana, il territorio dei palù, Casier, Padova e la bassa.
Osservazioni:
Oltre alla vicenda narrativa, avevo in mente alcuni propositi, sul piano stilistico: riuscire ad entrare furtivamente nel drastico spaziotempo concesso generalmente dai lettori, per elevare un piccolo grido di allerta contro il lasciarsi vivere senza un progetto di felicità. Poi raccontare anche le cose più crude che accadono (desideravo intensamente farlo), ricreando quasi contemporaneamente condizioni per sorridere, sdrammatizzare, al limite della caricatura. Scrivere in modo semplice, tale da alternare, sui due piatti di una bilancia ideale, i fatti ed i pensieri “pesanti” con una certa comicità intrinseca alla vita (che, se vogliamo accorgercene, fortunatamente ci accompagna sempre). Raccontare del mistero della nostra esistenza, minimale ma eroica, con l’ironia di un cartone animato dove accade di tutto e tutto si risolve: nella mescolanza delle parole ecco il titolo di Mistero animato. Mi sono chiesto di narrare una storia d’amore, non altro. Amore per la nostra umanità che si illude, per come è stata caricata la molla dell’ esistenza, di trovare plausibili motivi al vivere quotidiano. E’ sempre lo stessa ballata che si alimenta da quando esiste la scrittura, a questo non si sfugge. Ma ho tentato, pagina dopo pagina, di parlare della nostra infinita ingenua illusione che si nutre di continuo con la ricezione di simboli. Simboli come messaggi individuali provenienti da entità sconosciute (predestinazione inconscia?) e che ci indicano un percorso misterioso da compiere spontaneamente. Anche simboli che produce il lavorio della nostra stessa intelligenza, o magari offerti dall’inconscio come sogno, o dal caso. Sogno, uno per tutti, come quello del nano solitario che si masturba sotto l’albero-croce dai frutti gialli e dell’infelice bisogno di amore leale di Janette, che muove la pietà del fantasma, parimente sfortunato, di Bianca da Camino.
Ho dato risalto a queste illusioni: di amori nutriti dall’istinto e che parrebbero incomprensibili (Geremia il cervellotico ingenuo e la sua sfuggente puttanella). Tutto il romanzo è intriso del sentimento d’amore per la nostra umanità che è stretta sempre più nell’incubo di una civiltà sovrastrutturata, indifferente, e che ha perduto il senso della felicità, che usa male il tempo..
Continua ad infliggere dei colpi letali al suo essere animale: dunque a ciò che chiamiamo approssimativamente natura.
E vita come mistero, animata come un cartone animato da buffi accidenti.
Ho chiesto alle mie pagine di cambiare spesso registro, per appropriarsi della varietà: recuperando il non sense, ma anche e soprattutto la favola ( ne abbiamo così bisogno, da adulti, per armonizzare le corde della nostra semplicità latente). Ho dato voce all’incoerenza di Nocativo per sbancare il buon senso immobile. Nel doppio piano di lettura, mi sono prefisso di dire le cose in modo leggero, sorridendo, con un po’ di spettacolo..
Si tratta dunque di un testo in apparenza leggero, talvolta buffo al limite della commedia, a tratti graffiante, ma sottende un umore drammatico.

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