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Biografia Vidiadhar S. Naipaul
Vidiadhar S. Naipaul
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Vidiadhar Surajprasad Naipaul è nato il 17 agosto 1932 a Chaguanas, un piccolo villaggio dell’isola caraibica di Trinidad, da genitori indiani di casta braminica. Suo nonno, originario dell’India nord-orientale, era emigrato a Trinidad nel secolo precedente per lavorare, come migliaia di suoi conterranei, nelle piantagioni di canna da zucchero. Suo padre Seepersad, giornalista del Trinidad Guardian e autore di novelle, diede inizio in famiglia a una tradizione letteraria che ben presto si sarebbe trasmessa ai figli: Vidiadhar, appunto, e Shiva, anche lui romanziere. Il padre è stato un punto di riferimento fondamentale per l’educazione letteraria del giovane Vidia – così il ragazzo viene chiamato in famiglia. Sin da adolescente, infatti, Vidia dà prova di essere un narratore di talento ed è il padre, prima di ogni altro, a incoraggiarlo a seguire la sua inclinazione artistica -- come è testimoniato nell'epistolario col padre Between Father and Son: Family Letters (2000)".

Nel 1938 la famiglia Naipaul si trasferisce a Port of Spain, capitale politica e commerciale di Trinidad e centro nevralgico della cultura isolana. Trinidad – oggi capitale della Repubblica indipendente di Trinidad e Tobago – è per molti versi l’epitome del sincretismo culturale caraibico: etnie, lingue, religioni, tradizioni tra le più disparate si intrecciano in questa isola, la cui popolazione è composta in gran parte da gente di ascendenza africana, oltre che europea (l’isola è stata a lungo colonia britannica e, distando solo poche miglia dalle coste venezuelane, è sempre stata a stretto contatto col mondo latino-americano) e asiatica (preponderano cinesi e indiani, protagonisti delle ultime migrazioni storiche nelle Antille). Per quanto a Port of Spain i ragazzi Naipaul (Vidia, Shiva e altre 5 sorelle) continuino a vivere in un ambiente prevalentemente indiano, sono per forza di cose esposti a una nuova dimensione multietnica. I rituali indù, allora, diventano sempre più rari e l’inglese diventa la lingua predominante, mentre l’hindi, la lingua madre, viene relegato quasi del tutto all’ambito familiare, assumendo quel carattere intimo e privato che Naipaul poi rispecchierà nei dialoghi dei suoi primi romanzi di ambientazione trinidadiana – nei quali lo scrittore userà un perfetto inglese standard per rendere la solennità e l’intimità della lingua hindi, contrapponendolo all’inglese della parlata locale, a volte pidginizzato, che invece contraddistingue la lingua della strada.

Durante gli anni trascorsi a Port of Spain, Naipaul viene a contatto con i molteplici aspetti del mondo postcoloniale caraibico, e trinidadiano in particolare, al quale sempre più comprende di appartenere – e dal quale sempre più cercherà di sfuggire. Accanto al mondo della povera gente di strada, costretta a inventarsi un mestiere al giorno per sbarcare il lunario (in Miguel Street, il suo primo libro in quanto a stesura, ne darà dei magnifici ritratti), il giovane Naipaul percepisce l’esistenza di un emisfero più colto ed elitario, di cui subisce il fascino. Grazie alla propria passione per lo studio e per la lettura, Vidia si ritrova dunque ben presto a fare parte dell’élite intellettuale dell’isola, prima vincendo una borsa di studio per il "Queen’s Royal College", uno degli istituti di istruzione secondaria più ambiti di Trinidad, e poi distinguendosi tra gli alunni più promettenti per intelligenza e precocità intellettuale, doti che gli assicureranno un’ulteriore borsa di studio, questa volta per la prestigiosa università inglese di Oxford. Dopo un’infanzia e un’adolescenza trascorse sui libri inglesi, come richiedeva ogni buona istruzione postcoloniale, Naipaul, diciottenne, lascia dunque Trinidad (dove non tornerà mai più a vivere) e parte alla volta dell’agognata ‘madre-patria’ Inghilterra con un solo sogno: quello di diventare scrittore.

L’esperienza di Oxford lo lascia però perplesso – lo racconterà qualche anno più tardi nel magnifico saggio "Jasmine"; se, da una parte, il giovane caraibico riesce finalmente a dare precisi referenti alla nebbia di Dickens o al narciso di Wordsworth, dopo averli riplasmati per tanti anni su oggetti e a situazioni a lui note ("the process of adaptation was automatic and continuous"1), d’altra parte gli insegnamenti che gli vengono impartiti in università, l’approccio scientifico allo studio della letteratura che gli viene imposto lo spiazzano e, in definitiva, lo deludono ("Now I discovered that the study of literature had been made scientific, that each writer had to be approached through the booby-traps of scholarship"; "The fact was, I had no taste for scholarship, for tracing the growth of schools and trends"2).

Ben presto Naipaul realizza che i testi su cui tanto aveva fantasticato nella sua piccola Trinidad, le letture sulle quali aveva costruito i propri sogni e le proprie ambizioni altro non sono che riflessi di una cultura tradizionalmente inglese, a cui egli capisce di non appartenere, e che tuttavia sente di conoscere da vicino. Anche i suoi amati libri, dunque, gli diventano in qualche modo estranei.

L’ambizioso giovane di provincia si trova a dover fare i conti con una realtà più variegata e complessa di quanto avesse immaginato. Sono gli anni delle grandi migrazioni caraibiche verso la "madre patria" Inghilterra, gli anni in cui le culture postcoloniali cercano di riappropriarsi della colonia "madre", con modalità ed esiti diversi. La società in cui il giovane Naipaul tenta di raccapezzarsi, di tracciare un percorso di conoscenza – tanto esterna quanto interiore – gli appare irriconoscibile, eppure non del tutto nuova. Il solo mezzo che possiede per ispezionarla, per cercare di comprenderla, è la lingua inglese, l’unica certezza che durante quegli anni gli rimane in pugno.
Subito dopo la laurea, nel 1954, Naipaul si trasferisce a Londra, dove intraprende la carriera di scrittore. Inizia a collaborare saltuariamente a diversi giornali, cura un programma letterario per la BBC, e contemporaneamente pubblica i suoi primi romanzi: The Mystic Masseur (1957), The Suffrage of Elvira (1958) e Miguel Street (1959), ambientati nella Trinidad degli anni Quaranta. Tutti e tre i testi satireggiano l’inconsistenza, la confusione e l’ipocrisia di una società in crisi e in perpetuo divenire, quella caraibica, appunto, durante gli anni del secondo conflitto mondiale. Vengono descritti alcuni segmenti della società trinidadiana, in particolare quelli indiani, in cui gli individui – per lo più poeti, artisti, mistici, ma tutti in sessantaquattresimo – vivono un’esistenza periferica da cui tentano di emanciparsi. La prosa è essenziale e precisa, e Naipaul mostra subito di essere un maestro di stile. Magistrale è il continuo alternarsi di toni e registri linguistici, che oscillano dalla lingua parlata quotidiana e domestica al gergo politico trinidadiano, dal "West Indian Standard English"6 all’inglese standard.
Immediatamente prima della pubblicazione di A House for Mr. Biswas, Naipaul trascorre parecchi mesi in giro per le isole caraibiche, scrivendo The Middle Passage, il suo primo lavoro di non-fiction. In questa sorta di diario di viaggio, dall’esplicativo sottotitolo "Impressions of Five Societies – British, French and Dutch – in the West Indies and South America", egli giudica le Indie Occidentali "una terra derelitta". Il turismo gli appare come una forma di schiavitù che non consente agli abitanti del luogo di ribellarsi contro gli ex – e in qualche modo attuali – padroni, costringendoli così a vivere in un mondo in cui lo squallore, l’inefficienza e la bigotteria, frutto di culture prese a prestito nel corso dei secoli, hanno la meglio.

Naipaul è subito elogiato dalla maggior parte dei critici europei per la lucidità con cui definisce i complessi problemi delle società postcoloniali antillane, ma il libro lo rende una figura controversa a causa delle dure critiche che invece gli muovono gli intellettuali caraibici. Accesa è la polemica con George Lamming, che lo accusa di essere un rinnegato, e di avere usato la forma della satira, per i suoi libri precedenti, in quanto essa si presta come un comodo rifugio e come un astuto punto di osservazione per un autore che prova vergogna per il proprio background culturale. Lamming gli rimprovera inoltre di avere arbitrariamente limitato le proprie riflessioni a un’area troppo ristretta della società caraibica, cioè al solo segmento indiano della popolazione, dimenticando così gli sforzi progressisti compiuti dalla – e a favore della – popolazione africana, perdendo così la cifra fondamentale dell’esperienza indo-occidentale, basata sul confronto e sull’intreccio delle varie comunità che la compongono. Naipaul replica alle accuse di Lamming nel suo secondo libro di non-fiction, An Area of Darkness (1964), ammettendo che il confronto tra differenti comunità etniche va diventando progressivamente più importante per l’esperienza indo-occidentale, ma sostenendo altresì che la propria esperienza della società caraibica, oggetto dei suoi libri precedenti, non era certamente coesiva; anzi, sostiene lo scrittore, a lui "i mondi apparivano giustapposti e mutuamente esclusivi", e proprio questa consapevolezza lo spingeva a parlare unicamente della propria esperienza.

L’anno dopo aver pubblicato A Way in the World, Naipaul si reca di nuovo nei quattro paesi musulmani che aveva visitato quasi venti anni prima – l’Indonesia, l’Iran, il Pakistan e la Malesia – e di cui aveva già scritto in Among the Believers, dandone un nuovo resoconto nel recente Beyond Belief (1998). Nel corso del viaggio, durato cinque mesi, incontra e intervista persone di varia estrazione ed età, tutte accomunate dalla fede nell’Islam, a cui i loro paesi, non arabi, si sono convertiti in periodi storici diversi. A detta dello stesso autore, è proprio il tema della conversione a fare da sfondo a questo libro. Ed è proprio la conversione, sostiene l’autore, a provocare "nevrosi e nichilismo" tra i fedeli islamici, a infiammarli in nome della Nazione, poiché, egli spiega, il convertito "cambia la sua visione del mondo, perché i luoghi santi sono in terra araba, perché la lingua sacra è l’arabo. […] Lo sconvolgimento sociale che ne deriva è enorme." 14

Beyond Belief è stato ristampato ed è andato a ruba in tutto il mondo, anche tra chi di Naipaul non aveva mai sentito il nome, dopo i tragici eventi dell’11 settembre del 2001, anno in cui lo scrittore è insignito del Premio Nobel – e in cui esce il suo ultimo lavoro, Half a Life, la cui storia si impernia sul rapporto padre/figlio che lega i due narratori di origine indiana (e con cui egli ritorna alla forma del romanzo, capovolgendola e trasformandola più profondamente che mai). Alla domanda di molti, se il Nobel gli sia stato attribuito sulla scia emotiva degli eventi dell’11 settembre, Naipaul risponde: "Non lo so. Credevo che mi considerassero come possibile candidato già dal 1973. Ma poi sono state combattute delle vere e proprie campagne denigratorie contro di me, con successo, da quelli che pensavano che fossi razzista e che mi schierassi contro il Terzo Mondo". Un rivincita a oltranza, insomma, per uno scrittore tanto grande quanto consapevole di esserlo.

di Alessandra Di Maio

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