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Recensione Nico Orengo

Nico Orengo

Figura gigante

Nella notte breve della Belle Epoque parigina, mentre dall'alto della Torre Eiffel Flammarion cerca la cometa di Alley e la Société D'Hygiène aspetta, feluca in mano, Cesare Lombroso, c'è un via vai di nani, giganti, donne cannone: sono le Attrazioni dei Padiglioni delle Meraviglie, gli esseri lunari, nomadi da una platea all'altra, che navigano la malinconia della vita. Fra loro c'è un gigante italiano della Valle Stura, di Vinadio precisamente. Si chiama Ugo Battista, ed è l'uomo più alto delle Alpi Marittime. Scoperto da un ex venditore di birra, trasformatosi in impresario di Attrazioni, viene strappato dal suo lavoro di boscaiolo ed esibito in tutte le città della Francia. Nato a Vinadio, piccolo paese di una bellezza un po’ chiusa e arcigna, quasi segreta, dove mille ruscelletti e fontane scorrono e sospirano e le montagne fanno da sfondo alle case grigie e legno, da una famiglia di umili condizioni, già alla nascita fece parlare di sé. Il neonato, definirlo “piccolo “ sarebbe una forzatura, pesava 7.3 chili, e aveva fiato per due. Con queste premesse, tutti nella frazione osservavano Battista crescere, e il giovane non li deluse. In prima elementare dovettero farlo accomodare ad un banco di fortuna, costruito con un tronco, il bambino infatti era già alto 120 centimetri, e incuriosiva tutti i compagni di scuola. La Francia si affezionò presto al suo nuovo beniamino. Mentre il ‘900 si avvicinava, tutto doveva essere grande, fuori misura, come la celebre Tour Eiffel, e Battista rispondeva in pieno all’attesa di grandeur del suo pubblico. Per compiacere le folle, il direttore gli impose di cambiare i dati anagrafici, e così il nostro ragazzone si ritrovò di colpo ad essere Baptiste Hugo, nato a S.Martin Vesubie, conosciuto come Hugo Baptiste, geant des Alpes. Nel 1905, il “fratellino” Paolo, pardon... Paul, più basso di qualche centimetro, lo raggiunse, per la gioia del pubblico che ora aveva due autentici giganti in giro per l’Hexagone. Mille aneddoti si raccontavano su di loro, alcuni inventati, altri veri, ma tutti divorati avidamente. I guanti di Battista, lunghi 34 cm e larghi 14 facevano impazzire gli artigiani, come le sue lunghe giacche alla moda, per cui occorrevano in media 750 cm di stoffa, e una scala per il sarto durante le prove. ebbe fine, l’eccezionale non ha vita lunga, in nessun campo. Paolo morì in Francia, dove avevano comprato casa, all’età di 26 anni, nel 1914, per cause sconosciute, anche se nella valle i suoi compaesani giurarono che fosse morto di nostalgia per la sua bella terra. Distrutto, Battista accettò di andare in America, ad esibirsi per un mercato che non mostrava i segni di stanchezza della vecchia e cinica Europa, stanca ormai di giganti, e non tanto desiderosa di svaghi con una guerra in casa. Arrivato nella neutrale America, o La Merica, come la chiamava scrivendo a casa, da quel paese così lontano da essere quasi mitico, Battista rinnovò i trionfi, ma era sempre più triste e stanco, e il suo grande cuore si arresto nell’aprile del 1916, a New York. "Figura gigante" (pubblicato da Serra e Riva nel 1984) racconta per emozioni e date scarne la vita di un freak, ombra di forza fra altri derelitti, anima buia che la scienza infelice della certezza e dell'ordine vorrebbe spiegare e distruggere. La scrittura è viva, incalzante, semplice. Le descrizioni dei vari luoghi e dei vari personaggi sono intense, cariche di emozioni, lucide. Il protagonista-gigante ci diventa, mano a mano che scorrono le pagine, sempre più intimo, si rafforza con lui un rapporto d’amicizia quasi familiare e di compassione.

Gianpaolo Mazza (gianpaolo.mazza@virgilio.it)

Di gianpaolo.mazza

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