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Recensione Sergio Paoli

Sergio Paoli

A proposito di Rumori di Fondo

Altri tempi è il primo racconto della mia raccolta Rumori di Fondo, edita da L'Autore Libri Firenze.

E’ il racconto della memoria, in tutti i sensi. C’è la memoria della mia famiglia, dei miei genitori e dei miei nonni. Tutti quanti vissero quegli anni, tra il settembre del 1943 e la liberazione dal nazifascismo, con vicende diverse, in Toscana. Tutta la mia famiglia è di origine toscana, e ciascuno di loro visse, o sopravvisse, ai quei terribili momenti, in una zona che era a ridosso della famigerata Linea Gotica, tra Camaiore, Lucca, la Garfagnana e la Valle del Serchio. Campagna, boschi di castagni e montagne.

Fu un periodo tremendo per la popolazione civile, in quei posti. A parte la strage di Sant’Anna di Stazzema, che è citata nel racconto. A Sant’Anna, il 12 agosto 1944, furono trucidate 560 persone, di cui solo 391 vennero identificate.

C’erano decine e decine di bambini sotto i 16 anni. La più piccola aveva 20 giorni.

Alle prime luci dell’alba di quel tragico giorno, il 12 agosto 1944, 4 colonne di SS, guidate da brigate nere italiane (anzi, uomini della zona, che conoscevano i posti!), circondarono la vallata dove si erano rifugiate centinaia di persone sfollate da tutta la Versilia, da Pisa, Livorno, Genova e La Spezia.

Il Comando Tedesco aveva assicurato, pochi giorni prima, che i residenti e gli sfollati a Sant’Anna non correvano nessun pericolo. Il paese venne messo a ferro e fuoco dai nazifascisti e gli abitanti massacrati senza pietà. Fu una strage e, come pecore in mezzo ai lupi, gli innocenti morirono senza che un briciolo di umanità fermasse gli assassini.

Furono numerose le stragi, in Toscana, nell’estate del 1944: si possono contare quasi 4.000 vittime, in gran parte donne, vecchi e bambini.

Il film “La notte di San Lorenzo” dei fratelli Taviani ne ricorda una, quella di San Miniato, un po’ più a sud-est, in provincia di Pisa.

Noi possiamo ricordare, oltre a Sant’Anna, quelle di Forno (68 vittime), Vecchiano, Sassaia, Massa e tantissime altre che potete trovare qui.

E’ quindi il racconto della memoria, che scrissi in occasione del Giorno della Memoria 2007.

Nel racconto, Gino, è ispirato, in parte, al mio babbo. Ci sono cose che veramente gli sono successe, come l’episodio dell’incontro dei soldati americani che scendevano dalla valle, da Pisa verso Lucca, quando lui, bambino, andò a sbattere contro un soldato americano di colore, che gli parve enorme; o anche l’episodio del bombardamento su Lucca, con il pezzo di chiesa, il Duomo di Lucca, che fischia vicino alle orecchie del nonno, ma, miracolosamente, lo risparmia. E il nonno se lo porta a casa.

Quel pezzo di marmo, testimone degli orrori della guerra, è a casa dei miei.

Ho usato un linguaggio un po’ antico e provinciale, volutamente. Avevo in mente, senza pretendere di essere così bravo, La luna e i falò di Cesare Pavese.

Sergio Paoli

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