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Biografia Aldo Capitini
Aldo Capitini
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Aldo Capitini nasce a Perugia il 23 dicembre 1899 da una famiglia semplice e modesta. La madre lavora come sarta e il padre e' impiegato comunale, custode del campanile municipale. Ritenuto inabile al servizio militare per ragioni di salute, non partecipa alla prima guerra mondiale. Dopo gli studi della scuola tecnica e dell'istituto per ragionieri, dai 19 ai 21 anni si dedica alla lettura dei classici latini e greci, studiando da autodidatta anche dodici ore al giorno, dando cosi' inizio al suo lavoro ininterrotto di approfondimento interiore e filosofico. Nel 1924 vince una borsa di studio presso la Normale di Pisa, dove consegue la laurea in Lettere e Filosofia. Nel 1929 Capitini critica aspramente il concordato con la Chiesa cattolica, da lui giudicato una "merce di scambio" per ottenere da Pio XII e dalle gerarchie ecclesiali un atteggiamento "morbido" nei confronti del fascismo. In uno dei suoi libri arriva ad affermare che "(...) se c'e' una cosa che noi dobbiamo al periodo fascista e' di aver chiarito per sempre che la religione e' una cosa diversa dall'istituzione". In questi anni la scelta della nonviolenza matura in Capitini come una naturale reazione alla violenza del fascismo, anche in seguito alla lettura dell'autobiografia di Gandhi, pubblicata in Italia nel 1929. Capitini scopre la figura del "Mahatma" e il suo messaggio di nonviolenza proprio quando l'Italia raggiunge il suo periodo piu' oscuro di oppressione e di dittatura, e sente come sia necessario rispondere a quella violenza con l'efficacia e la forza del metodo nonviolento. (Nel 1967 Capitini pubblichera' "Le tecniche della nonviolenza", un libro con cui la proposta nonviolenta di Gandhi, arricchita dai contributi originali di Capitini, fa il suo ingresso ufficiale nella cultura del nostro Paese). Giovanni Gentile, direttore della Scuola Normale di Pisa, nel 1930 lo nomina segretario del prestigioso ateneo, e nel 1932 e' lo stesso Gentile a sollecitarne le dimissioni in seguito al rifiuto della tessera del Partito Nazionale Fascista da parte di Capitini. Durante il periodo trascorso a Pisa, Capitini matura la scelta del vegetarianesimo come estrema conseguenza della scelta di non uccidere, e ogni suo pasto alla mensa della Normale diventa un comizio efficace e silenzioso. (Nel settembre '52 Capitini organizzera' un convegno su "La nonviolenza riguardo al mondo animale e vegetale" e sara' il fondatore della "Societa' vegetariana italiana"). Dopo le dimissioni forzate dall'incarico di segretario della Normale, Capitini fa rientro a Perugia, dove prosegue la sua attivita' letteraria e spirituale. Negli anni che vanno dal 1932 al 1934 capitini tesse una fitta rete di relazioni, entrando in contatto con i massimi esponenti dell'attivita' antifascista del nostro Paese. Nell'autunno del 1936 Capitini frequenta la casa di Benedetto Croce, a cui consegna un pacco di dattiloscritti intitolato "Elementi di un'esperienza religiosa", che Croce fara' pubblicare nel gennaio dell'anno seguente presso l'editore Laterza di Bari. In poco tempo gli "Elementi" diventano uno tra i principali riferimenti letterari della gioventu' antifascista. In seguito alla larga diffusione del suo libro, Capitini promuove assieme a Guido Calogero un movimento culturale che negli anni successivi cerchera' di trasformare in un progetto politico le idee di liberta' individuale e di uguaglianza sociale contenute negli "Elementi". Nasce cosi' nel 1937 il Movimento Liberalsocialista, in un anno segnato dall'assassinio dei Fratelli Rosselli, dalla morte di Gramsci e da una forte ondata di violenza repressiva contro l'opposizione antifascista. Alle attivita' del movimento collaborano, tra gli altri, Ugo La Malfa, Pietro Amendola, Norberto Bobbio e Pietro Ingrao. Nel febbraio 1942 la polizia fascista effettua una retata nel corso di una riunione del gruppo dirigente liberalsocialista, in seguito alla quale Capitini e gli altri partecipanti alla riunione vengono rinchiusi nel carcere fiorentino delle Murate. Dopo quattro mesi Capitini viene rilasciato, grazie alla sua fama di "religioso". "Quale tremenda accusa contro la religione, se il potere ha piu' paura dei rivoluzionari che dei religiosi", commentera' piu' tardi. Nel maggio 1943 Capitini viene nuovamente arrestato, questa volta nel carcere di Perugia, e viene definitivamente liberato col 25 luglio. Nell'agosto del 1943 nasce il Partito d'Azione, la cui dirigenza proviene direttamente dalle file del liberalsocialismo. Capitini rifiuta di aderire a qualsiasi partito, poiche' a suo giudizio "il rinnovamento e' piu' che politico, e la crisi odierna e' anche crisi dell'assolutizzazione della politica e dell'economia". Per il suo rifiuto di collocarsi all'interno delle logiche dei partiti, Capitini rimane escluso sia dal Comitato di Liberazione Nazionale che dalla Costituente, pur avendo dato la sua impronta indelebile alla nascita della Repubblica con il suo lavoro culturale, politico, filosofico e religioso di opposizione morale al fascismo. Nel 1944 Capitini cerca di realizzare un primo esperimento di democrazia diretta e di decentralizzazione del potere, fondando a Perugia il primo Centro di Orientamento Sociale (COS), un ambiente progettuale e uno spazio politico aperto alla libera partecipazione dei cittadini, uno "spazio nonviolento, ragionante, non menzognero", secondo la definizione data dallo stesso Capitini. Durante le riunioni del COS i problemi di gestione delle risorse pubbliche vengono discussi liberamente assieme agli amministratori locali, invitati a partecipare al dibattito per rendere conto del loro operato e per recepire le proposte dell'assemblea, con l'obiettivo di far diventare "tutti amministratori e tutti controllati". A Partire da Perugia, i COS si moltiplicano in diverse citta' d'Italia: Ferrara, Firenze, Bologna, Lucca, Arezzo, Ancona, Assisi, Gubbio, Foligno, Teramo, Napoli e in moltissimi altri luoghi. I Centri di Orientamento Sociale iniziano a diffondersi sul territorio nazionale, scontrandosi tuttavia con l'indifferenza della sinistra e con l'aperta ostilita' della Democrazia Cristiana, che impediscono l'affermazione su scala nazionale dell'autogoverno e della decentralizzazione del potere sperimentati con successo nelle riunioni dei COS. Nel primo dopoguerra Capitini diventa rettore dell'Universita' per stranieri di Perugia, un incarico che sara' costretto ad abbandonare a causa delle fortissime pressioni della locale Chiesa cattolica. Si trasferisce a Pisa, dove ricopre il ruolo di docente incaricato di filosofia morale presso l'Universita' degli Studi. Parallelamente all'attivita' didattica, politica e pedagogica, Capitini prosegue la sua attivita' di ricerca spirituale e religiosa, promuovendo il "Movimento di religione" assieme a Ferdinando Tartaglia, un ex-prete cattolico di Firenze. Negli anni che vanno dal 1946 al 1948 il Movimento di religione organizza una serie di convegni con cadenza trimestrale, che culminano con il "Primo congresso per la riforma religiosa" (Roma 13/15 ottobre 1948). Nel 1948 il giovane Pietro Pinna, dopo aver ascoltato Capitini in un convegno promosso a Ferrara dal movimento di religione, matura la sua scelta di obiezione di coscienza: e' il primo obiettore del dopoguerra. Pinna e' processato dal tribunale militare di Torino il 30 agosto 1949 e a nulla serve la testimonianza a suo favore di Aldo Capitini. Pinna subisce una serie di processi, condanne e carcerazioni, fino al definitivo congedo per una presunta "nevrosi cardiaca". Uscito dal circolo vizioso carcere/caserma Pinna diventa un assiduo collaboratore di Capitini. Dopo l'arresto di Pinna, Capitini promuove una serie di attivita' per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza, convocando a Roma nel 1950 il primo convegno italiano sul tema. Nel 1952, in occasione del quarto anniversario dell'uccisione di Gandhi, Capitini promuove un convegno internazionale e fonda il primo "Centro per la nonviolenza". Sempre nel 1952 Capitini aggiunge ai Centri di Orientamento Sociale il "Centro di Orientamento Religioso" (COR), fondato a Perugia con l'aiuto di Emma Thomas (una quacchera inglese di ottant'anni). Il COR e' uno spazio aperto, in cui trova espressione la religiosita' e la fede di tutte le persone, i movimenti e i gruppi che non trovavano posto nel Cattolicesimo preconciliare. Lo scopo dei COR era quello di favorire la conoscenza delle religioni diverse dalla cattolica, e di stimolare i cattolici stessi ad un approccio piu' critico e impegnato alle questioni religiose. La Chiesa locale vieta la frequentazione del Centro di Orientamento Religioso, e quando nel 1955 Capitini pubblica "Religione Aperta" il libro viene immediatamente inserito nell'"Indice dei libri proibiti". Nonostante l'ostracismo delle alte gerarchie ecclesiali, Capitini stabilisce ugualmente degli efficaci rapporti di collaborazione con alcuni cattolici come Don Lorenzo Milani e Don Primo Mazzolari. La polemica tra Capitini e la Chiesa Cattolica continua anche dopo il Concilio Vaticano II, con la pubblicazione del libro "Severita' religiosa per il Concilio". A partire dal 1956 Capitini insegna all'universita' di Cagliari come docente ordinario di Pedagogia, e nel 1965 ottiene un definitivo trasferimento a Perugia. Nel marzo 1959 e' tra i fondatori dell'ADESSPI, l'Associazione di difesa e sviluppo della scuola pubblica in Italia. Domenica 24 settembre 1961 Capitini organizza la "Marcia per la Pace e la fratellanza dei popoli", un corteo nonviolento che si snoda per le strade che da Perugia portano verso Assisi, una marcia tuttora riproposta con cadenza biennale dalle associazioni e dai movimenti per la pace. Capitini descrive l'esperienza della marcia nel libro "Opposizione e liberazione": "Aver mostrato che il pacifismo, che la nonviolenza, non sono inerte e passiva accettazione dei mali esistenti, ma sono attivi e in lotta, con un proprio metodo che non lascia un momento di sosta nelle solidarieta' che suscita e nelle noncollaborazioni, nelle proteste, nelle denunce aperte, e' un grande risultato della Marcia". Negli ultimi anni della sua vita Capitini fonda e dirige un periodico intitolato "Il potere di tutti", sviluppando i principi di quella che lui chiamava "omnicrazia", la gestione diffusa e delocalizzata del potere che Capitini contrapponeva al centralismo dei partiti. In questi anni Capitini fonda il "Movimento nonviolento per la Pace", attivo ancora oggi, e dirige il mensile "Azione nonviolenta", l'organo di stampa del movimento, che attualmente viene pubblicato a Verona. Il 19 ottobre 1968 Aldo Capitini muore circondato da amici e allievi, dopo aver subito un intervento chirurgico che ha consumato le sue ultime energie. Il 21 ottobre il leader socialista Pietro Nenni scrive una nota sul suo diario: "E' morto il prof. Aldo Capitini. Era una eccezionale figura di studioso. Fautore della nonviolenza, era disponibile per ogni causa di liberta' e di giustizia. (...) Mi dice Pietro Longo che a Perugia era isolato e considerato stravagante. C'e' sempre una punta di stravaganza ad andare contro corrente, e Aldo Capitini era andato contro corrente all'epoca del fascismo e di nuovo nell'epoca post-fascista. Forse troppo per una sola vita umana, ma bello". Riferimenti bibliografici: - Rocco Altieri, "La rivoluzione nonviolenta - per una biografia intellettuale di Aldo Capitini", Edizioni Biblioteca Franco Serantini 1998. - Giacomo Zanga, "Aldo Capitini. La sua vita, il suo pensiero", Bresci Editore 1988.

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