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Ann Coulter
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Ann Coulter è un' atea che rispetta la religione. Una classicista col culto per l' arte trash. Una dissidente femminista odiata dalle leader storiche del movimento perché l' ha messo in crisi. Una lesbica che ama gli uomini. E ancora: una obamiana liberal che adora Sarah Palin («tostissima»), Ann Coulter («splendida mente») ma anche le icone democratiche del Congresso Nancy Pelosi e Dianne Feinstein («avrebbe dovuto essere lei la prima donna presidente, altro che Hillary»). Dopo l' uscita del suo bestseller Sexual personae: arte e decadenza da Nefertiti a Emily Dickinson, nel 1990, Camille Paglia diventò l' intellettuale-contro («una provocatrice», preferisce definirsi lei) più gettonata degli anni Novanta su entrambe le sponde dell' Atlantico. E se la sinistra continua ad accusarla di essere una «neocon travestita» per avere messo in dubbio, tra l' altro, l' effetto serra e la natura innata dell' omosessualità, la destra l' ha scomunicata per aver difeso droga, prostituzione, feticismo e pornografia. Negli ultimi anni la Paglia ha mantenuto un basso profilo che le ha consentito di adottare il figlio della sua compagna Alison Maddex, nato nel 2002 e di collaborare con il sito liberal Salon.com, continuando ad insegnare alla University of the Arts di Filadelfia dove dall' 84 detiene la cattedra in Humanities & Media Studies. «Quando la tv americana era ancora rilevante c' ero sempre - spiega -. Oggi nessuno la guarda e anche la Cnn è irrilevante. Mi rifiuto di andare nei salotti dominati dal sound byte». Chi per questo l' aveva data per finita dovrà ricredersi. La Paglia sta lavorando ad un nuovo libro, in uscita a fine anno, che promette di essere provocatorio quanto i precedenti. «È il seguito di Break, Blow, Burn del 2005 dove analizzavo le 43 poesie più belle della storia - spiega -. Questa volta mi occuperò di arti visive, per spiegare al grande pubblico che non è vero, come vorrebbero dare a bere gli arroganti e furbissimi addetti ai lavori, che l' arte è un' astrusità inavvicinabile». Polemica e arguta come al solito, questa volta indosserà i guantoni contro critici, galleristi e mercanti d' arte. «Dalla Pop art in avanti la loro supponenza pseudointellettuale è esplosa. È una sorta di tacito complotto per spingere alle stelle il prezzo di lavori mediocri. Hanno completamente alienato il Paese - aggiunge -, provocando nella cultura popolare, soprattutto tra le potenti talk radio della destra, un disprezzo viscerale per l' arte». Anche se il trend è iniziato con Ronald Reagan negli anni ' 80, raggiungendo l' apice durante l' amministrazione di George W. Bush, la colpa secondo la Paglia è della sinistra che dopo il ' 68 «stravolse la definizione di arte». «Bellezza ed estetica vennero accantonate e la storia dell' arte occidentale fu denunciata come una cospirazione sessista, omofobica e razzista. Michelangelo e il maschio europeo bianco furono gettati alle ortiche». Al loro posto, sostiene la scrittrice, fu alzata la bandiera della politica. «Nell' America post-68 l' unica arte buona era quella con un messaggio». In cima alla sua lista nera è la scrittrice Susan Sontag, l' odiata musa della sinistra Usa, (Harold Bloom, mentore della Paglia a Yale, coniò il termine «sontagismo» come «sinonimo di radical-chic» vacuo) e la filosofa Martha Nussbaum per aver recensito positivamente i libri dei classicisti David M. Halperin e John J. Winkler sull' omosessualità nella Grecia Antica. Particolarmente detestato è poi il filosofo francese Michael Foucault («il Cagliostro dei nostri tempi, imitatore di Émile Durkheim»). Nel nuovo libro l' autrice esplora anche l' assenza di stile nella società americana. «Uno dei miei pallini fissi - teorizza -, grazie alle origini italiane di papà, docente in lingue romanze al Le Moyne College e originario di Benevento e di mamma, sarta, nata a Ceccano, provincia di Frosinone». Anche se proletari - uno era barbiere, l' altro operaio in una fabbrica di scarpe - i suoi nonni l' allevarono nel culto per l' estetica. «La parola più usata a casa mia era "bello", in tutte le sue applicazioni: dalla cucitura di un abito ad un cestino fatto a mano. La loro casa era piena di miniature, dalla basilica di San Pietro al Davide di Michelangelo e tutti conoscevano la lirica. Una passione, mi spiegarono, che in Italia accomuna ricchi e poveri». Ma le sue ispirazioni giovanili furono anche altre: Simone de Beauvoir («Il secondo sesso, che lessi nel ' 63, cambiò la mia vita»), Amelia Earhart e Katherine Hepburn. «Andavo tutti i giorni in biblioteca per cercare materiale su di loro e scoprii che negli anni ' 30 c' erano femministe indipendenti molto più libere rispetto alla mia generazione, che non poteva indossare pantaloni e doveva stare a casa e far figli». Quando il manifesto femminista La mistica della femminilità fu pubblicato, nel ' 63, la Paglia restò fredda. «Capii di non dovere nulla a Betty Friedan perché il femminismo che aveva ispirato me, quello degli anni ' 30, era meno vittimistico e più propositivo. Hepburn e Earhart non facevano la lagna né imputavano agli uomini tutte le colpe della terra». Tra le femministe «storiche» ama solo Germaine Greer: «L' ho ammirata fin dall' inizio perché è una guerriera bastiancontrario come me, snobbata dall' establishment femminista al potere nei college Usa. Dove i suoi libri, come i miei, continuano ad essere banditi».

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