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Biografia Eliphas Levi
Eliphas Levi
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Eliphas Levi, al secolo Alphonse Louis Constant nacque a Parigi nei primi giorni di febbraio, probabilmente l’otto, dell’anno 1810. Proveniva da una famiglia umile e povera. Il padre lavorava come ciabattino e sua madre adattava il reddito famigliare con piccoli lavori di cucito. Tuttavia non mancava ai coniugi Constant un forte sentimento religioso, tale e tanto che l’abate parigino Malmaison si prese cura dell’istruzione del figlio Alphonse, ancora ragazzo. Nel 1825 entrò nel seminario di Saint Nicholas du Chardonnet allo scopo di intraprendere la professione ecclesiastica. E’ quasi certo che nel collegio avesse stretto rapporti con tale frére Colonna, co-rettore del seminario, che lo avrebbe indirizzato agli interessi verso l’occultismo e la magia. Nello stesso periodo il giovane apprese le tecniche pittoriche e di disegno, che si riveleranno utili nei suoi saltuari lavori di affrescatore e di illustratore di libri. Cinque anni più tardi Constant si trasferì presso il seminario della cittadina di Issy, più prestigioso, per studiare filosofia e nel 1835 ricevette l’incarico di catechista della nobile e giovane Adele de Allenbach. Alphonse finì con l’innamorarsi con fin troppo fervore della sua allieva, addirittura la sublimò nel ruolo della Madonna. Alla fine dello stesso anno fu ordinato diacono ma, a causa della passione amorosa, lasciò il seminario prima di assumere l’ordine del sacerdozio. Si dice che l’abbandono della professione ecclesiastica avesse prodotto in sua madre un forte trauma, tanto che la donna finì suicida. Alla circostanza dolorosa si aggiunse, sul finire dell’anno 1836, un altro abbandono, quello dell’amata Adele: la fanciulla gli avrebbe infatti annunciato il suo prossimo matrimonio con un barone parigino. Constant iniziò a lavorare come saltimbanco in un gruppo di attori itineranti. I continui viaggi per la Francia lo portarono a fare conoscenza della nota "pasionaria" socialista Flora Tristan, la futura nonna materna del pittore Paul Gaugin. Iniziò poi la collaborazione con una rivista di moda femminile, il cui capo redattore era Alphonse Esquiros, personaggio già conosciuto nel periodo in cui era seminarista, con il quale il nostro intrecciò una fervida ed interessante amicizia politica. Entrambi entrarono infatti in un gruppo operante nella clandestinità contro i discendenti di Napoleone Bonaparte, a favore della dinastia capetingia del già deposto sovrano Luigi XVI e di Maria Antonietta. C’è da dire che Esquiros fu successivamente autore di un romanzo di successo dal titolo "Il Mago", ispirato alla figura di Eliphas Lèvi. Ma Constant covava ancora nell’animo sentimenti profondamente religiosi e la risoluzione di diventare sacerdote. Si fece quindi accogliere nell’abbazia di Solesmes di Parigi, dove era conservata forse la più amplia biblioteca del territorio della Senna. Leggendo, attinse alla cultura gnostica degli antichi e al pensiero ascetico della Chiesa cristiana primitiva, ma causa di un acceso diverbio con il rettore dell’abbazia fu costretto ad abbandonare il luogo nel 1839. Successivamente, per vivere, assunse il lavoro di custodia del collegio parigino di Juilly. Qui compose il libro "La Bibbia della Libertà" pubblicato nel 1841 ma, per i contenuti aspramente anti-bonapartisti, il libro fu fatto ritirare dalla circolazione dagli organi di polizia. Non solo. Constant fu anche condannato ad otto mesi di galera e trecento franchi di multa. Trascorse undici mesi (dato che non possedeva denaro per soddisfare l’ammenda) nel carcere di Santa Pelagia dove, per ironia della sorte, rincontrò l’amico Esquiros ed un altro detenuto, l’abate Lamennais, nonché le opere filosofiche di Immanuel Swedemborg. Uscì di prigione nell’aprile 1842, anche per l’intervento della nobildonna Létice Légrand, confidente ed amica di Flora Tristan, la donna che nel frattempo non aveva mai cessato di aiutarlo. Appena libero, Constant ottenne l’incarico di affrescare le pareti della chiesa di Choisy le Roi ed iniziò la stesura del libro "La Madre di Dio", pubblicato nel 1844. I prelati committenti del lavoro tuttavia, in primis il vescovo di Evreux monsignor Jean Olivier, per evitare il possibile scandalo della sua assunzione, pensarono di far cambiare il nome Costant in Beaucourt, il cognome della madre. Sotto il nome di "Abbè Beaucourt", successivamente Constant pronunciò omelie rimaste famose nella città di Evreux, che avrebbero destato l’invidia del clero locale. Un prete del sobborgo di Mirand, tale Philippe Choiset, in un articolo apparso su di un periodico locale dl titolo "Il nuovo Lazzaro", svelò la sua vera identità, il suo processo e gli anni di galera trascorsi. Constant fu costretto a dimettersi, ma ottenne ancora una volta il prezioso aiuto di una committenza per affrescare alcune stanze di un convento. Nel 1844 fu chiamato a Parigi dalla signora Latice Légrand come istitutore dei figli. Nel capoluogo restò un solo anno, poi lasciò Parigi per dedicarsi alla diffusione delle sue idee umanitarie. In questo periodo pubblicò un libro ispirato al politico italiano Silvio Pellico dal titolo "Il trionfo della pace religiosa". Fu nel 1845 che Alphonse Louis Constant espresse per la prima volta concetti esoterici. Lo fece ne "Il Libro delle lacrime". Nello stesso anno si occupò delle illustrazioni per una edizione de "Il Conte di Montecristo" di Alexandre Dumas. Dopo l'ultimo periodo parigino Constant tornò ad Evreux, dove riprese la relazione sentimentale con la signorina Eugénie Chennevier, dalla quale ebbe un figlio che non riconobbe mai ufficialmente. Contrasse invece matrimonio con la giovane Marie Noémi Cadiot dopo un'intricata vicenda di cuore alla quale Constant dovette sottostare per forza. Spinto dalla moglie, Constant iniziò poi a svolgere con maggior passione e intraprendenza, l'attività politica. Nel 1847 fu nuovamente condannato alla prigione e ad un'ammenda per la pubblicazione di un violento libello dal titolo "La voce della carestia". Tuttavia, a causa la paternità, ottenne una riduzione di pena a soli cinque mesi di detenzione. Nel febbraio 1848 scoppiarono in Francia, e in particolar modo a Parigi, forti contrasti che condussero alla caduta della monarchia bonapartista e la costituzione della cosiddetta Seconda Repubblica Francese. La mutata situazione politica gli consentì di assumere la direzione di un giornale dichiaratamente socialista, "Il tribuno del popolo", che fu pubblicato a Parigi soltanto fino al giugno di quell'anno. Fondò anche una associazione con il suo amico di sempre Esquirot e con François Le Gallois, cui diedero il nome di "Club de la Montagne". Nel giugno 1848 sfuggì ad un attentato, nel quale un commerciante di vini suo sosia fu ucciso al suo posto in pieno giorno, in una strada pubblica. Contemporaneamente a tali avvenimenti, gli nacque una figlia, alla quale volle imporre il nome della madre. La piccola morì di malattia a soli sette anni, lasciandolo in uno stato di impressionante frustrazione e di dolore. Sul finire del 1848 Constant pubblicò "Il Testamento della Libertà", un compendio delle idee politiche da lui espresse fino a quel momento, che segnò la sua uscita dagli ambienti politici parigini e la fine della sua attività politica. Poi si diede alla cultura esoterica. Lesse e reinterpretò il testo "La Kabbala denudata" di Knorr. Si concentrò sui testi di Swedenborg e di Boheme, nonché di occultisti che andavano per la maggiore nella Francia della prima metà del XIX secolo. La fortuita conoscenza ed amicizia con l'astronomo polacco Joseph Hoenewronski, gli consentì di approfondire gli studi sulla possibile struttura fisica dell'universo. Negli stessi anni di questi studi, Constant fu abbandonato dalla moglie per un altro uomo con cui fuggì in Belgio per non fare più ritorno. Fu in questo periodo che cambiò il proprio nome nello pseudonimo Eliphas Lèvi, ed iniziò la redazione della sua opera letteraria considerata maggiore dalla critica, il "Dogma e Rituale d'Alta Magia", pubblicata in ultima edizione, completa, soltanto nel 1856. Fino a quell'anno, Lévi iniziò una lunga serie di viaggi all'estero che lo portarono in Danimarca, in Spagna ed infine in Inghilterra, prima di far ritorno a Parigi. In Gran Bretagna, nel 1854 entrò nei circoli rosacruciani di Londra, ivi introdotto dal famoso poeta sir Edward Bulwer Lytton. Sbarcò il lunario come insegnante di lingua e di letteratura francese. Fortuitamente scoperse che a Londra vivevano anche l'antica sua fiamma Eugénie Chennevier e suo figlio, al quale la donna aveva dato nome di Alphonse. Fa parte della leggenda la notizia diffusa in certi ambienti che Lèvi avesse saputo dei suoi congiunti durante l'evocazione magica di Apollonio di Tiana, condotta nell'abitazione londinese della nobildonna Ellenore Croows, anzi, a svelagli il fatto sarebbe stato addirittura lo spettro di questo celeberrimo mago dell'antichità. Dopo un serrato epistolario con la Chennevier, riuscì ad ottenerne il perdono per averli abbandonati. Tornato in Francia, accompagnato dalla fama di grande occultista, Lévi fondò insieme agli amici letterati Fauvety e Lémonnier (quest'ultimo fondatore della futura importante casa editrice), la "Rivista filosofica e religiosa". Poi, nel 1859 pubblicò una "Storia della Magia", grazie alla quale il pensiero magico di Eliphas Lèvi fu conosciuto in ambito internazionale. Il libro ottenne un considerevole successo di lettura e di critica. Il 14 marzo del 1861 entrò nella Massoneria, precisamente in seno alla loggia parigina della Rosa del Perfetto Silenzio. Da allora Lèvi tentò sempre di raccordare le nozioni della Qabbalah con i principi universali della Massoneria e con quelli, più particolari, della filosofia rosacruciana. Nicola SpedalieriNel 1861 diede alle stampe "La chiave dei grandi misteri", ultima opera della sua trilogia magica, poi nello stesso anno tornò a Londra per studiare un medium che andava per la maggiore in quel periodo, Eugenio Vintras, sedicente reincarnazione del profeta Elia. Nel luglio dello stesso anno iniziò la proficua collaborazione culturale ed epistolare con il barone toscano Nicola Spedalieri, che ne diverrà il maggiore macenate fino all'anno della morte, avvenuta a Parigi il 31 maggio 1875 a sessantacinque anni d'età. Il 1861 fu anche l'anno della pubblicazione del libro "Lo stregone di Meudon", dedicato alla amicizia con la famiglia del noto scrittore Honoré de Balzac e dell'abbandono delle logge massoniche. L'anno successivo pubblicò i testi, rimasti pietre miliari della magia teorica contemporanea, dal titolo "Favole e Simboli" e "La Scienza degli Spiriti", quest'ultimo chiaramente ispirato dagli scritti di Allan Kardec sullo spiritismo, la cui pratica era dilagante nell' Europa di quel periodo. Dal 1965 iniziò la collaborazione con l'editore Georges Larousse che gli propose di scrivere alcuni articoli sulla Qabbalah per la sua famosa Enciclopedia, mentre nello stesso periodo iniziò a lavorare sulla interpretazione del "Libro degli Splendori" e dello "Zohar". Fu una serie di articoli altamente profondi ed eruditi, che tuttavia furono pubblicati postumi con il presunto titolo di "Osservazioni", ma dei quali non fu mai del tutto chiarita la paternità. Nel periodo della seconda caduta del regime bonapartista, dopo il 1870, Lévi iniziò ad accusare forti emicranie e lancinanti dolori articolari. Come ebbe a scrivere in alcune lettere ad amici ed al barone Spedalieri furono anni terribili, attutiti soltanto da un certo benessere finanziario, finalmente raggiunto. Tuttavia gli ultimi anni di vita di Lèvi furono rattristati dalla perdita sia dell'amicizia con il barone Spedalieri, causata dalla morte prematura della amatissima moglie, sia dai finanziamenti che il nobiluomo italiano regolarmente gli elargiva. Caduto di nuovo quasi in miseria, ottenne denaro dalla pubblicazione dell'ultima fatica, il "Vangelo della Scienza" del 1873, che gli consentì di vivere pur in modestissime condizioni ma pieno di dolori nel corpo attendendo alla composizione del libro "Il catechismo della pace", che fu pubblicato postumo. Eliphas Lèvi si spense serenamente nel letto della sua abitazione di Parigi, in rue de Sévres, contornato dall'affetto dei suoi discepoli.

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