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Biografia Selma Lagerlöf
Selma Lagerlöf
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Selma Lagerlöf, grande scrittrice svedese (prima donna e primo scrittore svedese a vincere il Nobel nel 1909), nacque a Marbåcka nella provincia del Värmland (nel sud della Svezia) il 20 novembre del 1858. Cresciuta in un podere di campagna, visse in mezzo agli stupendi racconti dei miti delle saghe nordiche e alle canzoni popolari della nonna paterna. La sua infanzia fu abbastanza felice, nonostante che una malattia l’avesse resa zoppa per molti anni (costringendola ad una vita quieta ed isolata) e nonostante che il padre - il tenente a riposo Erik Gustaf, bello e fragile, sensibile e ricco di senso artistico - fosse un inguaribile alcolizzato. Selma, educata in casa, dovette faticare non poco per autorealizzarsi e raggiungere la maturità culturale. Contro il parere del padre, si trasferì a Stoccolma nel 1881 per conseguire il diploma di maestra (Selma era la figlia prediletta e fu sempre convinta di avere accelerato con la sua decisione la morte per cirrosi epatica del padre, per il quale ebbe parole bellissime nel discorso fatto durante la premiazione per il Nobel). Dal 1885 insegnò in una scuola secondaria per ragazze a Landskrona, dedicandosi all’insegnamento sino al 1895, quando - grazie al supporto finanziario della famiglia reale e dell’Accademia svedese - poté dedicarsi interamente alla scrittura, trasferendosi a Falun ove passò molta parte della sua vita. Ispirato dal severo spiritualismo calvinista dello scrittore scozzese Thomas Carlyle (1795-1881), il suo primo romanzo in due volumi “La saga di Gösta Berling (Gösta Berling saga)” (1891) - romantica epopea di un prete bevitore, affascinante ma peccatore (la dolente trasposizione autobiografica dell’amato padre) e dei 12 cavalieri di Ekeby dediti alla bella vita - destò l’attenzione della critica e del pubblico, ma soltanto dopo che una traduzione in lingua danese del 1893 ebbe ricevuto grandi acclamazioni. In un primo tempo la critica positivista e gli scrittori svedesi realisti non avevano approvato questo testo, che aveva segnato un certo revival del Romanticismo nordico. Seguirono “I miracoli dell’Anticristo (Antikrists mirakler)” (1897), romanzo contemporaneo ma fantastico (scritto dopo un viaggio in Sicilia e centrato sul socialismo nell’isola), e i due volumi di “Jerusalem” (1901-2) che, scritti dopo un altro viaggio in Egitto e in Palestina, raccontano le speranze e le delusioni di alcuni contadini svedesi trasferitisi in Terra Santa per fondarvi una nuova Gerusalemme. Questi testi la consacrarono come una delle più grandi scrittrici europee. Scrisse anche le due raccolte di racconti “Catene invisibili (Osynliga länkar)” (1894) e “Storie di un maniero (En herrgårdssägen)” (1899-1900), e la novella “Regine a Kungahälla (Drottningar i Kungahälla)” (1897). Del 1904 sono “Le leggende di Gesù (Kristuslegeneder)” e “Il tesoro del signor Arne (Herr Arnes penningar)” ma il suo capolavoro resta “Viaggio meraviglioso di Nils Holgersson attraverso la Svezia (Nils Holgersson underbara resa genom Sverige)” (1906-7), un testo di geografia scritto modestamente per la scuola elementare ma divenuto un celebre libro per ragazzi (tra i più tradotti nel mondo). Nel 1904 le fu assegnata la medaglia d’oro dell’Accademia Svedese e nel 1907 le fu conferita la laurea ad honorem dell’Università di Uppsala. Nel 1911 pubblicò “La casa di Liljecrona (Liljecronas hem)” e nel 1912 “Il carretto fantasma (Körkarlen)” (1912), che ispirò nel 1920 l’omonimo stupendo film muto del grande regista svedese Victor Sjöstrom (1879-1960). Durante la I guerra mondiale, l’opera artistica di Selma languì; di questo periodo è il noto “L’imperatore di Portugallia (Kejsarn av Portugallien)” (1914), tradotto anche in Italia. Nel 1914 fu chiamata a far parte dell’Accademia svedese, l’ente che conferisce il premio Nobel per la letteratura, mentre del 1918 è il sofferto romanzo antimilitarista “L’esiliato (Bannlyst)”. Dedicatasi in seguito a lavori autobiografici, quali “Marbåcka” (1922), “Memorie della mia infanzia (Ett barns memoarer)” (1930) e “Il diario di Selma Lagerlöf (Dagbok för Selma Lagerlöf)” (1932), si volse al passato con occhio nostalgico e con vivace pathos. Contemporaneamente si dedicava a illustrare la cronaca di vita dei luoghi nativi nella trilogia “L’anello dei Löwenskölds (The Ring of the Löwenskölds)”, costituita da “L’anello rubato (Löwensköldska ringen)” (1925), “Charlotte Löwensköld” (1925) e “Anna Svärd” (1928). Selma Lagerlöf, suffragetta e femminista ante-litteram, pacifista oltre che donna profondamente libera, ebbe due lunghe relazioni con le scrittrici Sophie Elkan (1853-1921) - conosciutesi nel 1894, rimasero insieme sino alla morte di Sophie - e Valborg Olander (1861-1943); esistono numerose lettere scambiate tra Selma e Sophie, che costituiscono un affascinante epistolario e che sono state pubblicate nel 1992. Attaccata al feudo di famiglia in Marbåcka (venduto dopo la morte del padre, riacquistato e ristrutturato dalla scrittrice con i soldi ottenuti per il premio Nobel), vero e proprio luogo dell’anima, vi morì per una trombosi il 16 marzo del 1940 (oggi è stato trasformato in un museo). Nell’ultimo periodo di vita, si occupò strenuamente di favorire la fuga di diversi intellettuali perseguitati dal Nazismo e di trovare il denaro per aiutare il popolo finlandese, aggredito dall’unione Sovietica durante la “Guerra d’Inverno”. A cavallo tra fantasia ed epica, romanticismo e verità psicologica, sogno e realtà, degradazione e redenzione, i testi della Lagerlöf (con meraviglioso stile lirico e ricchezza di vita interiore, con immagini fresche e forti) raccontano il passato alla luce di una visione del destino umano moralistica e tragica. Nella motivazione del premio Nobel, era scritto: «Per l’elevato idealismo, la vivida immaginazione e la percezione spirituale che caratterizzano le sue opere».

Di Silvia Iannello

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