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Biografia Simone de Beauvoir
Simone de Beauvoir
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Simone de Beauvoir nacque da una decaduta famiglia cattolica alto-borghese, a Parigi il 9 gennaio del 1908. Prima di due sorelle, visse in grandi ristrettezze economiche e condusse studi privatistici laureandosi poi in Lettere alla Sorbona e acquisendo l’idoneità in Filosofia nel 1929. In questo periodo, incontrò il filosofo Jean-Paul Sartre (1905-1980), suo professore ma quasi coetaneo, col quale creò una moderna coppia sentimentalmente “aperta” ma anche un imperituro sodalizio filosofico-letterario (ognuno leggeva i lavori dell’altro, e s’influenzavano reciprocamente). Simone, soprannominata da Sartre «il castoro», non lo lasciò mai nemmeno quando nel 1947, durante un ciclo di conferenze in USA, s’innamorò dello scrittore americano Nelson Algren (1909-1981), autore del noto “L’uomo dal braccio d’oro”, da cui O. Preminger trasse il bel film del 1955. Sartre introdusse Simone in un circolo di colti filosofi e intellettuali, per i quali l’occupazione prediletta era pensare, scrivere e polemizzare. Dal 1931 al 1943, de Beauvoir insegnò filosofia a Marsiglia, Rouen e Parigi, tra l’ammirazione delle sue studentesse ma anche col dissenso dell’istituzione scolastica spaventata dall’eccessiva modernità dei suoi comportamenti e del suo insegnamento. Si dedicò quindi a tempo pieno alla letteratura e alla saggistica, curando tra l’altro (dal 1945, sino alla morte) la pubblicazione del mensile politico “I Tempi Moderni (Les Temps modernes)”, creato da Sartre. Negli anni ’70 militò attivamente nel “Movimento di liberazione delle donne” e fu presidentessa della “Lega per i diritti della donna”. Tra i suoi numerosi saggi socio-filosofici sono degni di attenzione “Pirro e Cinea (Pyrrhus et Cinéas)” (1944) che con chiarezza schematizzava l’esistenzialismo suggerendone l’applicazione alla letteratura; “Tutti gli uomini sono mortali (Tous les hommes sont mortels)” (1946) che discuteva la remota possibilità dell’immortalità come una tremenda condanna per l’umanità; “Per una morale dell’ambiguità (Pour une morale de l’ambiguïté)” (1947) che forniva la sua interpretazione sull’esistenzialismo, sul difficile confrontarsi dell’Io col Mondo in un’etica di libertà e sull’ambiguità dell’esistenza; “L’esistenzialismo e la saggezza delle nazioni (L’existentialisme et la sagesse des nations)” (1948) che difendeva l’esistenzialismo, sostenendo che l’assenza di Dio (Simone aveva scelto l’ateismo già a 14 anni) non autorizza l’arbitrio ma anzi rafforza e rende definitivo l’impegno dell’uomo; “Il secondo sesso (Le deuxième sexe)” (1949), un progetto di confessione personale divenuto un saggio dirompente che analizzava la condizione femminile («l’Altro») e demoliva «i miti dell’eterno femminino», sostituendoli con la libertà sessuale e il diritto all’emancipazione della donna moderna (il testo è divenuto un classico della letteratura femminista); “Privilegi (Priviléges)” (1955) che includeva tre saggi sul problema della decadenza della borghesia e sul suo pensiero «catastrofico e vuoto» che altro non è che «contropensiero» - essi furono poi raccolti col titolo del 1° saggio “Bruciare Sade? (Faut-il bruler Sade?)” (1972) - ; e “La terza età (La vieillesse)” (1970) che rifletteva sui temi del declino fisico, della malattia e della morte, focalizzando l’attenzione sull’indifferenza della società per la vecchiaia, fonte d’indigenza e di emarginazione. Simone de Beauvoir fu però anche un’appassionata scrittrice di romanzi: “L’invitata (L’invitée)” (1943), autobiografico, che raccontava il naufragio di un rapporto di coppia per la presenza di una giovane donna, predatrice nell’animo, che costringe l’uno e l’altra in un ménage a tre; “Il sangue degli altri (Le sang des autres)” (1944), ispirato ai drammi della Resistenza e dominato dal tema dell’assunzione di responsabilità; “I Mandarini (Les Mandarins)” (1954), capolavoro dedicato all’amato Algren che vinse il prestigioso premio Goncourt, storia esaltante sulle speranze, amori e i rimpianti di una giovane donna che aveva rifiutato lo status impostole da un’educazione elitaria, distruggendo i vecchi valori per altri più nuovi e coraggiosi; e “Una donna spezzata (La femme rompe)” (1967), raccolta di brevi racconti dominati dalla paura della donna per solitudine, fallimenti e per ciò che sta dietro la porta chiusa dell’avvenire. Nel 1945, aveva scritto anche il testo teatrale “Le bocche inutili (Le bouches inutiles)”. Ha pubblicato esperienze e impressioni di alcuni dei numerosi viaggi fatti con Sartre, in “L’America giorno per giorno (L’Amérique au jour le jour)” (1948) e in “La lunga marcia (La longue marche. Essai sur la Chine)” (1957). Con acutezza e brio straordinari ha narrato, infine, le sue vicende autobiografiche in 4 volumi che hanno costituito un ritratto affascinante della vita e delle contraddizioni culturali degli intellettuali francesi tra gli anni ‘30 e ‘60: “Memorie di una ragazza perbene (Mémoires d’une jeune fille rangée)” (1958), “L’età forte (La force dell’âge)” (1960), “La forza delle cose (La force des choses)” (1963) e “A conti fatti (Tout compte fait)” (1971). In “Una dolcissima morte (Une mort très douce)” (1964), ha messo in scena il dolore per l’agonia e la morte in ospedale della madre malata di cancro mentre, in “La cerimonia degli addii (La cérémonie des adieux, suivi d’Entretiens avec Jean-Paul Sartre )” (1982), imponente lavoro letterario (l’unico che Sartre non ebbe modo di leggere per primo, come sempre faceva), ha rievocato la grandezza del loro rapporto e lo sconforto per il declino e la morte dell’amico. Nel 1990 sono uscite postume le “Lettere a Sartre (Lettres à Sartre)” e nel 1998 sono state pubblicate anche le lettere a Nelson Algren. Sei anni dopo la perdita dell’amato, Simone de Beauvoir moriva in ospedale il 14 aprile del 1986 per una polmonite e, uniti nella morte, furono sepolti insieme nel cimitero parigino di Montparnasse. A cura di Silvia Iannello

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