Autore Topic: Broken  (Letto 618 volte)

Doxa

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Broken
« il: Settembre 13, 2026, 17:21:13 »
“Broken” è una parola inglese, significa spezzato, rotto.

A Firenze, dal 25 settembre 2026 al 24 gennaio 2027, nel Palazzo Strozzi ci sarà la mostra titolata “Broken. Il potere del frammento”, presentato non solo come resto di un’opera perduta, ma come oggetto autonomo, capace di suscitare emozioni e nuove interpretazioni artistiche.

La mostra analizza le cause della frammentazione: iconoclastie, guerre,  vandalismi, calamità naturali e scelte artistiche.

L’esposizione riunisce frammenti di opere dall’antico Egitto a Michelangelo, dalla Grecia classica a Rodin, fino ad artisti contemporanei. Raccontano storie di cui hanno ancora le tracce “in corpore vivi”: questa espressione è un errore o deformazione della locuzione latina “in corpore vili” (= su un corpo vile), un corpo senza valore o importanza.
L’ironico detto indica l’esperimento o prova su una persona o cosa di scarsa importanza, senza preoccuparsi dei possibili danni.

La forma estesa originaria era “faciamus experimentum in corpore vili” ( = "facciamo l'esperimento su un corpo di poco conto"), motto attribuito ai medici del passato che testavano cure o  interventi chirurgici sui pazienti poveri o emarginati.

Torno alla mostra fiorentina per dire che la visita permette la riflessione sul valore artistico, politico e simbolico che una scultura acquisisce in seguito alla propria rottura e sulla capacità del frammento di diventare strumento di conoscenza e immaginazione.


Frammento  scultoreo che raffigura il naso e le labbra del faraone egizio Akhenaton, 1353 – 1336 a. C. circa, da Akhetaton, oggi Amarna, Egitto. In alto, di fianco al naso, è visibile anche un angolo dell’occhio sinistro.

Akhenaton nato come Amenofi IV, (1353-1336 a.C. circa)  è noto per la rivoluzione religiosa che impose il culto esclusivo di Aton, il disco solare, in sostituzione del tradizionale politeismo. Fondò la capitale Akhetaton (Amarna). Dopo la sua morte subì la damnatio memoriae e le sue riforme furono abolite.

I sacerdoti delle varie divinità non accettarono di perdere il loro potere, ruolo e prebende, perciò, forse,  uccisero o fecero uccidere quel sovrano. Dopo di lui, all’età di 9 anni,  salì al trono il famoso faraone egizio Tutankhamon, della XVIII dinastia, vissuto tra il 1341 a.C. e il 1323 a.C.. E tutto tornò come prima, con il politeismo
« Ultima modifica: Settembre 13, 2026, 21:59:41 da Doxa »

Doxa

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Re:Broken
« Risposta #1 il: Settembre 14, 2026, 15:53:02 »
Nel precedente post ho dedicato mezzo rigo alla "capacità del frammento di diventare strumento di conoscenza e immaginazione". "Questa parola non mi è nuova" direbbe Totò. Deriva da "immagine": dal latino imāgo, imāginis, indicava e indica l’apparenza, la rappresentazione visiva di una persona, la forma esteriore di un oggetto.

Col tempo il significato della parola immagine è stato esteso ed usiamo il derivato “immaginazione” per riferirci alla facoltà della mente di produrre immagini, scenari, “sogni ad occhi aperti”, anche quelli suscitati dal ricordo.

L’immaginazione mi evoca l’età giovanile e la celebre frase: “l’immaginazione al potere”. Fu la “parola d’ordine” dei movimenti giovanili studenteschi e della cultura hippy degli anni sessanta: pretendeva di liberare la creatività e la fantasia dalla cosiddetta oppressione sociale e tecnologica.

Fu coniata dal pittore e scultore francese Pierre Soulages (1919 – 2022) per invitare a mettere la fantasia e la creatività al centro della vita sociale e politica.

Il filosofo e sociologo tedesco Herbert Marcuse (1898 - 1979) fu uno dei principali elaboratori di quel concetto. Nei suoi libri, come “Eros e civiltà” e “L'uomo a una dimensione”, Marcuse criticava la società capitalistica e tecnologica, perché aliena gli individui e ne limita la libertà, nel contempo incentiva lo sfruttamento e la disuguaglianza economico-sociale. Per lui liberare l'immaginazione significava permettere all'individuo di esprimere la propria creatività, la propria sensibilità e l'eros, andando oltre la logica produttiva e consumistica.

Oggi quella “parola d’ordine” diffusa tra gli studenti d’antan è spesso ricordata come simbolo di un'epoca di sperimentazione e utopia giovanile.

Dall’immaginazione al potere al potere dell’immaginazione. Lo scrittore Neville Goddard (1905 – 1972) diceva che l’immaginazione non è solo un passatempo ma ha un potere creativo che permette di influenzare i propri desideri per raggiungere obiettivi possibili.

Il neurobiologo francese Henri Laborit (1914 – 1955) scrisse: “Non tutte le prigioni hanno le sbarre: ci sono altre meno evidenti ma da cui è difficile evadere, perché non sappiamo di esserne prigionieri. Sono le prigioni dei nostri automatismi culturali che impediscono l'immaginazione creativa”.

Un altro lemma derivato è: “immaginario”: significa ciò che esiste solo nella mente, per esempio, personaggi immaginari o cose inesistenti, oppure figure simboliche.

L'immaginario collettivo è l'insieme di simboli e concetti presenti nella memoria e nell’immaginazione di una comunità, plasma la percezione del mondo e l'identità collettiva, permette di comprendere come una società costruisce e comunica significati, valori e identità, fa da ponte tra esperienza individuale e memoria culturale condivisa. E’ anche matrice delle rappresentazioni individuali della realtà e nel definire ciò che è considerato normale o desiderabile. Queste rappresentazioni influenzano valori, convinzioni e comportamenti, contribuendo a creare significati comuni e a rafforzare l'identità collettiva.

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