Lo storico e saggista britannico Donald Sassoon nel suo articolo sul quotidiano ”Il Sole 24 Ore” pubblicato il 27 settembre scorso con il titolo “Siamo intellettuali o influencer”, evidenzia che il concetto di “intellettuale pubblico” è recente.
Nel passato, anche remoto, erano considerati semplicemente “intellettuali” i celebrati filosofi Socrate, Platone e Aristotele, ecc., i Padri della Chiesa, secoli dopo Machiavelli, Hobbes, Rousseau, Voltaire e così via. Non erano “intellettuali pubblici” nel significato attuale, poiché nel loro tempo gli strumenti e il contesto per la diffusione delle idee erano limitati: poche persone sapevano leggere e avevano accesso ai libri, il “pubblico” di riferimento era molto ristretto.
Nel XIX secolo cominciò la “moda” degli “intellettuali pubblici”, in concomitanza con la diffusione dell’alfabetizzazione e l’istruzione obbligatoria, la nascita di numerosi giornali quotidiani, il prezzo dei libri più economico.
Nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale cominciò l’era della radio, negli anni ’50 dello scorso secolo quella della televisione. Nel nostro tempo la diffusione di Internet ha dato vita ai cosiddetti “social media”. Intellettuali e non hanno così potuto disporre di numerosi “strumenti” per diffondere le proprie opinioni.
I cosiddetti “intellettuali” o influencer manifestano i loro pareri, danno giudizi politici ed offrono consigli di lettura tramite i “social” e vengono ascoltati da migliaia di persone.
Oggi gli “influencer” (non gli intellettuali) raggiungono un vasto pubblico.
Il quarantenne britannico Joe Wicks, “personal trainer” e conduttore televisivo, ha 4,7 milioni di follower su Instagram. I suoi consigli sui ristoranti contano molto di più di quelli di autorevoli critici gastronomici sui giornali. Il suo patrimonio netto è stimato in 55 milioni di sterline.
Un tweet di Elon Musk può essere visualizzato più di 50 milioni di volte.
Quando si pensa agli "intellettuali" vengono in mente figure come André Gide, Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir in Francia, Bertrand Russell in Gran Bretagna, Hannah Arendt , Susan Sontag, Judith Butler e Noam Chomsky negli Stati Uniti, Umberto Eco in Italia, Jurgen Habermas e Gunther Grass in Germania. Cosa hanno in comune ? Hanno raggiunto la notorietà in vari ambiti. Hanno utilizzato quello che Pierre Bourdieu (anch’egli intellettuale pubblico) definiva “capitale culturale” per intervenire nelle questioni di attualità.
Si credeva che la notorietà raggiunte da queste persone in un determinato ambito del sapere conferisse peso alle loro opinioni sull’attualità. Le loro argomentazioni convincevano molte persone e avvaloravano punti di vista già esistenti.
Occorre distinguere tra gli intellettuali pubblici di tipo tradizionale che preferivano la parola scritta e quelli più recenti, come Jurgen Habermas , che hanno fatto ampio ricorso a radio e televisione per dialogare con il pubblico.
Una delle peculiarità degli intellettuali pubblici è che pur essendo figure politicamente “engagées” dalla sinistra non sono legati ad uno specifico partito politico, danno l’impressione che non siano vincolati a organizzazioni precostituite (invece lo sono) e che godano di libertà d’azione.
Gli intellettuali pubblici di oggi sono sempre più “intellettuali mediatici". Si danno da fare per acquisire notorietà in un determinato ambito, poi per la diffusione delle proprie opinioni o idee partecipano ai programmi radiofonici e televisivi, utilizzano Internet e i social.
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