| Biografia Thomas Hardy |
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Il poeta-scrittore inglese Thomas Hardy nacque il 2 giugno 1840 nel Dorsetshire e morì l’11 gennaio 1928 a Dorcester nel Dorset, amata landa natia, ricca di tradizioni e memorie del passato, che trasformò nell’idilliaco mondo rurale dell’immaginario Wessex, raccontato nei suoi romanzi con straordinario senso pittorico-impressionista del paesaggio. Figlio di uno scalpellino, aveva studiato da architetto e nel 1862, per realizzare il suo segreto sogno di riscatto sociale, si era mosso dal suo isolato ambiente di campagna per andare a Londra ove si stabilì, frequentando il King College e lavorando prima come apprendista quindi come architetto. Ben presto, però, fu travolto e assorbito dall’interesse letterario e nel 1871 pubblicò anonimamente il romanzo “Disperati rimedi (Desperate Remedies)”, a cui seguì nel 1872 “Sotto l’albero del verde bosco (Under the Green-wood Tree)” che sotto una scorza d’ironico umorismo idealizzava i ritmi lenti della vita agreste, scanditi dalle stagioni. I suoi testi, tuttavia, erano pieni di sapienti equilibri e di giochi di costruzione di gusto quasi architettonico.
Nel 1874 sposò Emma Gifford, il cui innamoramento gli aveva ispirato pagine in prosa e versi malinconici: a lei somigliava la protagonista di “Due occhi azzurri (A Pair of Blue Eyes)” (1873), il primo romanzo che Hardy firmò col suo nome. Dello stesso anno è “Via dalla pazza folla (Far from the Madding Crowd)” che diede inizio alla fase più originale della sua opera, romanzo pastorale e melodrammatico di successo, imbevuto dall’asprezza del lavoro degli agricoltori e dei contadini che, pur individui umili e rudi, inseguono ingannevoli sogni di elevazione spirituale e di crescita sociale. Seguirono “Il ritorno al paese (The return of the Native)” (1878), “Il trombettiere della regina (The Trumpet Major)” (1880) e “Due in una torre (Two on a Tower)” (1882). Nel 1885, dopo aver abitato in parte a Londra e in parte nel Dorset, con la moglie, Hardy ritornò a vivere definitivamente in campagna nei pressi di Dorchester, nell’amata residenza di Max Gate da lui disegnata e costruita dal fratello, in cui rimase sino alla morte. Purtroppo patì a lungo perché, nonostante fosse una celebrità, si sentiva lasciato ai margini del ceto medio professionale e intellettuale della sua città, in cui era nota l’umiltà delle sue origini. Nel 1886 pubblicò “Il sindaco di Casterbridge (The Mayor of Casterbridge)” (1886), forse il suo capolavoro, e nel 1888 raccolse in “Racconti del Wessex (Wessex Tales)”l e novelle che aveva pubblicato su diversi “magazine” e che furono bene accolte dal pubblico e dalla critica. Nei suoi testi, ascrivibili ad un impersonale naturalismo, Hardy appariva animato da un pessimismo stoico, influenzato da Darwin: le circostanze e gli eventi dell’esistenza sono tremendi ma la «volontà di vivere» ha il sopravvento per assicurare la continuità della specie. Appariva mosso anche da un desolato senso della vita e da un amaro fatalismo: la cecità della Natura e del Destino spengono ogni felicità dell’uomo, che è anche una vittima innocente della forza devastante delle passioni, in un’eterna lotta tra Bene e Male.
Nei successivi “Gli abitatori del bosco (The Woodlanders)” (1887) e “Tess dei d’Ubervilles (Tess of the d’Ubervilles)” (1891), risaltano con evidenza il conflitto tra la vita ideale desiderata e quella reale squallida che l’uomo è costretto a vivere, e il contrasto tra il vecchio mondo rurale che muore e il nuovo industriale urbanizzato che avanza. In “Giuda l’oscuro (Jude the Oscure)” (1895), che nasconde sottili sfumature di tipo autobiografico, agisce un tragico eroe, intelligente e sensibile ma guidato da un desiderio inappagato di cultura che lo rende alienato nella sua società e che lo conduce verso un fatale destino di distruzione.
Hardy era in quel periodo un uomo in crisi e deluso dal matrimonio per i molti attriti che lo allontanavano dalla moglie, come ha raccontato nella lunga novella “L’amata (The Well-beloved)” (1892). Dopo l’insuccesso dell’ultimo romanzo, decise di abbandonare la prosa per la poesia che aveva costituito la sua prima aspirazione; raccolse pertanto molte poesie, comprese quelle del periodo giovanile, in “Poesie del Wessex (Wessex Poems)” (1898). Scrisse poi “Poesie del passato e del presente (Poems of the Past and Present)” (1902), e tra il 1904 e il 1908 compose il lungo poema epico-drammatico in tre parti “I dinasti (The Dynasts)”, dedicato ai trionfi e alla caduta di Napoleone. Seguirono “Gli zimbelli del tempo ((Time’s Laughingstocks)” (1909), “Satire di circostanza ( Satires of Circumstance)” (1914) e “Momenti di visione (Moments of Vision)” (1919). La sua poesia, strana e mal compresa, risuonava di accenti arcaici e misteriose presenze soprannaturali (Thomas, pur agnostico, era affascinato dallo spiritismo) e si esprimeva in forme antiche, quali la tragedia greca, la ballata, l’epigramma e il monologo drammatico alla maniera di Robert Browning, solo apparentemente superate. Dopo la morte di Emma, avvenuta nel 1912, Hardy, pieno di rimorsi, la rimpianse a lungo e rimase fedele al suo ricordo nonostante il secondo matrimonio con la sua segretaria (più giovane di lui di quasi 40 anni), che divenne poi la sua biografa. Dopo un periodo di oblio, tra gli anni 1950-60, le sue opere sono state molto rivalutate per l’interesse del moderno Sperimentalismo del Novecento.
A cura di Silvia Iannello
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