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Recensione Thomas Harris

Thomas Harris

Hannibal

Hannibal, Thomas Harris. Lettura nata come tentativo di scuotermi dall’inerzia vacanziera, sfociato in noia e delusione, che mi hanno nuovamente gettata sul divano, a guardare quell’indecenza di “I segreti di Brookeback Mountain”. Ma di quest’ultimo scempio, parleremo un altro giorno.
Quel che mi interessa rendere noto a tutti, al momento, è il disastro letterario in cui si è imboccato Mr Thomas Harris, il celebre autore di Red Dragon, Il Silenzio Degli Innocenti e altri libretti sedicenti thriller.
Ebbene sì, miei cari, Harris ha fatto un bel disastro. Hannibal Lecter, seducente psicopatico cannibale non è servito a sollevare quel che risulta un composto di noia, banalità e assurdità. Ma il commento lasciamolo pure a dopo… A voi la trama.
Il nostro caro Annibale Il Cannibale,come descritto alla fine de “Il Silenzio Degli Innocenti”, è scappato dalla prigione in cui era custodito e si accinge, canini ormai appesi al chiodo, a vivere un’esistenza relativamente normale nella nostra bella Firenze. Passa così le sue giornate, scoprendo la città e sgozzando nomadi, nostalgico dei bei tempi andati, in cui la sua detective del cuore lo rincorreva e i suoi amici pazzi spellavano gente per farsi vestiti e accessori.
Nel frattempo, invece, la carriera della bella poliziotta, Clarice Starling, sembra infognarsi sempre più, il cuore a Firenze col suo maniaco omicida preferito, la testa ai mille complotti che la vedono come esca, fioriti tanto da far invidia ai gerani di mia madre. Per un centinaio di pagine ci muoviamo quindi a fatica, invischiati in una calda pastella collosa di intrecci intricati fino all’assurdità, lasciando un retrogusto di stantio, vecchio, banale.
Insaporitore, dado knorr di questa minestra insipida, dovrebbe essere la new entry Mason Verger, unica vittima sopravvissuta del noto psicologo assassino, che, durante gli anni passati a letto tenuto in vita da una decina di macchine, ha elaborato un piano, oserei dire, illuminante per catturare Hannibal e vendicarsi. E qui il mio primo scacco alla logica di questo racconto. Decenni passati a letto a rimuginar vendetta. Disposizione di miliardi di dollari. Ma, maledizione, possibile che non gli sia venuto in mente nulla di meglio che far catturare il più grande genio del crimine da villani maldestri e maleodoranti con lo scopo di farlo mangiare da maiali? Da maiali, che diamine! E va beh, Harris sarà rimasto shockato dal maialino Bebe quando era piccolo, evidentemente.
Ma torniamo al nostro caro amico Lecter, che, sventata la trappola, se ne va’ seminando morte, distruzione e budella un po’ ovunque.
La nostra scena torna così in America (per chi leggerà il libro: giuro, speravo se lo mangiasse il ragazzino), dove la dolce detective Starling palpita preoccupata per le sorti dell’amato psicologo e dove lo attendono altri uomini del vendicativo Verger e della CIA.
Oh, sì. Parliamo del ruolo della CIA in questo bel racconto. Praticamente protagonista dell’opera precedente, l’Agenzia americana, questa volta sembra prendere solo sbandate. Poliziotti morti, talpe, politici che l’utilizzano come teatrino per i propri abusi di potere, agenti innamorate di cannibali, L’Intelligence(?) targata USA pensa bene di fare una pennichella per tre quarti del libro, risvegliandosi appena in tempo per farsi portar via da sotto il naso il proprio evaso più scottante.
E’ scattata infatti l’ennesima trappola dello sfigatissimo Verger che porterà Lecter in una fattoria in cui lo attendono dei… maiali inferociti, con tanto di zanne e grugniti assassini. Da chi verrà salvato (vi sto rivelando la fine) il caro, vecchio Canny? Ma dalla bella Clarice, con cui scapperà in una villa sperduta a coronare il proprio sogno d’amore. No, non sto scherzando.
Prima di lasciarmi andare ad ardite considerazioni, come è mio solito, apro una piccola parentesi. Mi duole usare questo potentissimo mezzo (sì, il giornalino) a scopo personale, ma vorrei salutare con un caloroso abbraccio e un calcio sugli stinchi il fantastico traduttore (o fantastica traduttrice che sia) che ha avuto il coraggio di propinare alcune interpretazioni che mi hanno dato davvero, davvero i brividi. Contest: leggete il libro e portatemi le espressioni peggiori. Il vincitore avrà una serie di sedute dallo psicanalista per riprendersi.
Ma poi, passi la traduzione vergognosa, passi la trama orrenda che può anche piacere (se piace anche Cristicchi, non vedo perché no), ciò che veramente delude di tutto il complesso è la mancanza di profondità nei personaggi. Hannibal Lecter, che dovrebbe essere il compendio della fighezza, risulta piatto e noioso, Clarice Starling diventa ancora più patetica, Mason Verger fa schifo, ribrezzo, nausea. Non certo paura. Per non parlare dei dialoghi superficiali e soporiferi, delle situazioni al limite della realtà, della ripetizione di immagini e situazioni che costituisce per tutto un libro un fastidioso dejà-vu.
Pesante, barboso, tedioso, uggioso, scocciante, fastidioso, monotono. Da oggi lo Zingarelli ha un nuovo sinonimo per definire “noioso”: Hannibal, di Thomas Harris.

Danyan

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